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Il Natale di Christ. L’effetto di un gemellaggio

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Nord Ovest Uganda-fine giugno 2023. Arriva da Angelo e Ronald sul mio whattapp la foto del piccolo Christ in braccio alla sua mamma Grace.

Non si capisce bene che cosa abbia ma una cosa è certa per noi tre, questo bambino non sta bene, il suo addome è gonfio. La madre Grace non parla quando gli chiediamo che cosa abbia il bambino. Senza giudicarla, perché sappiamo che il suo silenzio nasconde sicuramente una grande sofferenza, pensiamo il bimbo stia male per i vermi intestinali o che abbia segni evidenti di una grave malnutrizione.

In questi luoghi desolati ed abbandonati da tutti nel Nord Ovest dell’Uganda in cui quotidianamente ci impegniamo corpo e sangue per salvare i bambini, capiamo che tutti insieme dobbiamo subito intervenire.

Padre Angelo ci ha aiutato a vedere che c’è bisogno di relazioni per salvare la vita e per questo il primo passo che facciamo è quello di cercare un gemellaggio per lui. Cominciamo a condividere la sua foto in tutti i territori italiani dove sappiamo che ci sono meravigliose persone missionarie che subito avrebbero cominciato a testimoniare per salvarlo.

Sì perché ormai Italia Solidale – Mondo Solidale ha missionari in tutta Italia che senza uffici o strutture ma con un’anima ed una fede immensa si muovono per far rinascere le vite di migliaia di bambini attraverso i gemellaggi e le comunità eucaristiche e missionarie. Nessuno è più solo, tutti aiutano tutti! E così è stato, Davide Mezzasalma in Sicilia lo ha preso a cuore ed in poche ore Francesca ed il marito Giancarlo hanno detto sì per lui grazie a questa catena di relazioni d’ amore. Nel frattempo Ronald lo ha preso in braccio e lo ha portato nel centro medico del villaggio.

Lì hanno detto che il bambino mostrava segni di malnutrizione ed hanno prescritto una cura per una settimana. Abbiamo pensato di aver risolto ma trascorsa la settimana Ronald ha di nuovo preso mamma e bambino per portarli al controllo perché la situazione peggiorava. Lì il personale medico ci ha detto che quello che potevano fare loro era stato fatto, che non capivano cosa il bambino potesse avere e hanno suggerito di andare nell’ospedale di Angal a Nebbi. Grace in tutto questo stava sempre in silenzio.

So che per voi che leggete questi passaggi passare da un ospedale all’altro può essere una passeggiata ma per loro lì nulla è scontato. L’ospedale di Angal sta a 40 km circa dai villaggi, all’ospedale si paga anche l’acqua che si beve. Ecco perché tanti bambini, tante persone muoiono in questa zona, perché davanti ai medici che consigliano di andare all’ospedale della città i più non hanno nessun mezzo economico per intervenire e sono soli. Si torna a casa, si aspetta, non si crede che si possa fare qualcosa, ci si rivolge allo stregone e alle sue erbe locali, e ci si prepara al prossimo funerale. Tutto un condizionamento secolare inconscio mai visto e mai risolto.

Ma Christ e Grace non sono soli, sono nella missione con persone missionarie intorno a loro ed anche qui in Italia. Mantenendo una relazione costante, Ronald sostenuto economicamente dalle comunità di 5 famiglie della missione di Alala Solidale che fanno subito una colletta, prende dunque questa donna ed il suo bambino e li porta a Nebbi all’ospedale di Angal.

Qui iniziano gli accertamenti più approfonditi e la prima diagnosi. Siamo a luglio. Il bambino non è affetto né da malnutrizione né dai vermi, ha una situazione ben più grave, una situazione che lo accompagna dalla nascita, una malformazione dell’ano per la quale l’unica via di salvezza è un intervento chirurgico. Grace a questo punto parla, non può più tacere.

Sapeva delle reali condizioni del bambino ma aveva perso completamente la speranza. Il papà del piccolo l’ha abbandonato alla nascita sapendo della malattia. Per Grace è il terzo uomo che l’abbandona, e Christ è il 7° figlio. Lei sola non poteva che tacere e resistere. Ad Angal ci dicono che il bambino ha bisogno di essere operato ma che questo intervento non si fa all’ospedale di Angal, è un intervento troppo serio. Ci viene consigliato di portarlo a Lacor, a circa 200 km da Nebbi. È il secondo ospedale più grande in Uganda.

Umanamente iniziano a chiedersi come arrivare in questo nuovo ospedale, come pagare le spese mediche per permettere a Christ di essere visitato ed operato lì. Ronald a Lacor non ci è mai andato ed ha anche lui una famiglia di cui prendersi cura, una moglie e 4 bambini piccoli.

Sostenuto da Angelo e da tutta la missione però dice di sì a continuare ad accompagnare Christ in questo nuovo passaggio pur non sapendo ancora come avrebbe fatto. Ma come fronteggiare le spese del viaggio e le spese necessarie per la degenza?

Nemmeno per un secondo chiedono soldi a noi in Italia, nemmeno a Francesca e Giancarlo, i loro amici che continuano a pregare per loro in questo sacro gemellaggio. I “miei missionari del cuore” di cui vado fiera, tutte le 1600 famiglie che ormai partecipano alle 7 missioni in questa zona si mobilitano ed inizia una colletta. Partecipano le missioni di Alala, di Tego Pa Mungu, di Orussi, di Immacolata, di Lero, di Nebbi e di St. Charles Lwanga, tutte famiglie povere e missionarie.

Ronald così in barba a chi gli ride in faccia perché si prende cura di un figlio non suo, contro chi va dalla moglie a dirgli che lui tornerà sposato con Grace, non ascolta nessun pettegolezzo e continua a dire di sì al Signore ed alla chiamata che sente ad essere un uomo forte e missionario.

Siamo ad inizio agosto, le condizioni del piccolo sono sempre peggiori, ma riescono a partire per portarlo a Lacor. Lì avviene un lungo ricovero, tanti accertamenti e la proposta di intervenire di emergenza per fare un’operazione salvavita al piccolo. Gli viene fatto una stomia addominale, un’apertura sull’addome attraverso cui la mamma più volte al giorno avrebbe potuto togliere manualmente le feci.

Siamo a fine agosto, l’intervento è riuscito ma non è la soluzione. Il piccolo non può stare a lungo con la stomia. Nel villaggio non ci sono le sacche igienizzate che raccolgono il materiale fecale, le condizioni igieniche sono terribili, è quindi urgente collaborare tutti insieme di nuovo per arrivare a far fare al piccolo l’intervento chirurgico risolutivo.

Non si tratta ora solo di trovare una partecipazione economica per questo, ma è necessario trovare anche medici specialistici che possano intervenire, perché la vita ha un valore e non può essere svenduta, ora con la missione che Italia Solidale – Mondo Solidale  promuove lo sanno tutti.

Ronald ed Angelo iniziano così ad avere relazione quotidiana con l’ospedale a Lacor, all’inizio promettono che avrebbero messo in lista di attesa il bambino per ottobre, quando un’equipe di medici specialistici avrebbe fatto visita a Lacor. Sappiamo per esperienza del carisma che nemmeno per un momento possiamo rimanere passivi ed aspettare e così grazie ad una relazione costante Ronald capisce che questi medici a Lacor non sarebbero più venuti, o quantomeno non in breve tempo, e così insieme con Angelo prendono posizione e si fanno dire dove il bambino potesse essere salvato definitivamente.

Siamo a fine ottobre. Gli viene detto che solo a Mulago, l’ospedale più grande dell’Uganda si sarebbero potuti rivolgere per avere delle cure degne come degna è la vita di ogni persona.

L’ospedale di Mulago è a circa 400 km di distanza da Nebbi, 8 ore di viaggio. Un’altra grande chiamata alla quale le comunità continuano a partecipare ed alla quale partecipiamo tutti come Italia Solidale – Mondo Solidale, perché davvero quello che risolve non è la persona da sola, ma la persona con Dio e la comunità mondiale che coralmente partecipa ed interviene, perché la vita non è proprietà di nessuno, la vita è di tutti, va condivisa in apertura, donata completamente a Dio, perché Dio risponda donandoci il suo e nostro Natale.

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E così a novembre Christ, Grace e Ronald sono partiti per Mulago. Lì c’è stato il ricovero, degli esami specifici a Kampala per valutare la vitalità delle cellule intestinali del bambino e per capire se avrebbe reagito all’intervento, perché puoi anche intervenire dall’esterno nel modo migliore ma se la persona non è viva, non è pronta, tutto fallisce di nuovo. 

Abbiamo vissuto nuovamente un tempo di attesa, di preghiera incessante da parte di tutti qui in Italia ed in missione, ed infine è arrivata la buona notizia. 

Le cellule erano vive e pronte all’intervento. Per me non è un caso, ve lo dico sinceramente, che le cellule intestinali di Christ abbiano ripreso vita.

Credo fortemente grazie alla luce del carisma e agli anni di missione che queste cellule siano state rinnovate da tutta la partecipazione e la relazione costante piena di amore vero che Christ ha ricevuto da tutti i missionari di Mondo Solidale. Un amore che non scappa, che non rinuncia, che trova soluzione nell’Eucarestia fino a redimere tutto.

Questo è il Natale, questo è Cristo, Dio con noi, questo è il Natale di Christ che è stato operato lunedì 18 dicembre e che ora è salvo ed ha una vita tutta nuova davanti. È il Natale che tutti noi missionari in Italia stiamo vivendo, arrivando a salvare tutti insieme 1000 bambini per Natale.

È per loro che ho scritto di Christ, per tutti quei bambini, quelle mamme e papà di cui oggi dei missionari in relazione con voi vi parleranno e di cui centinaia di comunità e missioni si stanno prendendo cura.

Dite di sì ad un gemellaggio, dite di sì ad una relazione, partecipate, perché senza saperlo e capirlo fino in fondo parteciperete alle più grandi altezze e profondità della vita e scriverete anche voi la vostra storia di un grande amore.

Grazie Padre Angelo Benolli che ci hai lasciato in eredità questa missione, da conservare e migliorare come è tuo desiderio, perché ogni persona creata da Dio con la vocazione di essere missionaria possa sperimentare questa natura per la quale Dio si è fatto uomo, bambino, vicino. Studiavo per diventare un medico quando ti ho incontrato, non avrei mai pensato di salvare i bambini e tante anime così. Grazie per aver dato a me e a tantissime persone la possibilità di esprimere la vocazione sacra che abbiamo dentro portando la scienza alla fede e la fede e alla vita. Intercedi per noi presso la Trinità e con la Madonna vicina perché ci siano tutti i gemellaggi che hai visto saranno una grande via di salvezza per l’umanità.

Buona missione veramente a tutti!

Che Dio ci benedica!

Rita Ranucci

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