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Testimonianza di Anyela, Sud del Cauca, Colombia

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Caro Padre Angelo, mi chiamo Anyela, ho 34 anni, sono madre di due figli, Samuel Yaray di 7 anni e Julian di 15 anni. La donatrice italiana gemellata con me è Silvana e vive in Piemonte. Ho conosciuto il movimento Italia Solidale circa 5 anni fa, in quel periodo stavo attraversando un momento molto difficile della mia vita.

Sono colombiana, vengo da un comune del sud del Cauca, da cui sono dovuta andare via a causa della guerriglia con i miei 2 figli. Il rapporto con il loro padre era terribile, subivo continue mancanze di rispetto, infedeltà e tante altre cose, per questo l’ho lasciato. Per un po’ ho dovuto lasciare i miei figli a mia madre e a una sorella mentre cercavo di raggiungere una certa stabilità, il che è stato una grande sofferenza, peggiore degli abusi sofferti dal mio compagno.

Quando ho iniziato a leggere i tuoi libri mi sono sentita molto confusa, ma allo stesso tempo mi hanno risvegliato un grande interesse, per un po’ di tempo mi sono assentata da tutto, poi ho ripreso in mano i libri. L’incontro con le altre famiglie della missione e della comunità mi ha fatto molto bene, ma la mia vita era ancora nel caos e sembrava che le difficoltà mi seguissero.

Ad un certo punto i miei figli sono tornati a vivere con me e  mia madre mi ha aiutato per qualche mese, intanto io ho continuato a leggere i libri e a partecipare ad alcuni incontri di comunità.

All’improvviso la mia salute ha cominciato a peggiorare, avevo molti dolori e perdevo l’equilibrio, lavoravo come addetta alle pulizie in uno studio medico e ho dovuto smettere di lavorare. È stato difficile, ma non mi sono sentita impotente, anche se non avevo abbastanza soldi per andare alle visite mediche. In quel periodo ho ricevuto il contributo dell’adozione italiana, in precedenza avevo provato a vendere cibo e altre cose, ma avevo mollato. Così ho voluto riprovare e ho ricominciato.

Poi sono arrivati i risultati di diversi esami che avevo fatto ed è venuto fuori che avevo un cancro, un cancro al collo dell’utero. All’inizio sono stata molto male e ho avuto paura, ma poi mi sono seduta a pregare e ho chiesto intensamente a Dio di permettermi di accompagnare i miei figli in questo cammino di vita, ho riflettuto molto sulle mie relazioni precedenti e mi sono venute in mente tante cose. Ho avuto anche l’accompagnamento missionario delle altre famiglie. Fernanda mi mandava le tue messe e in un momento in cui ero ricoverata in ospedale ed ero abbastanza delicata, Fernanda mi ha mandato la testimonianza di una donatrice italiana di cui ricordo bene il nome, Marina. Proprio in quel periodo dovevo fare una videochiamata con la mia donatrice Silvana, ma ero in un letto d’ospedale, da lì le ho mandato un messaggio di ringraziamento, ma non sono riuscita a collegarmi. Ricevevo continuamente le messe e i capitoli dei tuoi libri, padre Angelo, e questo mi dava forza.

In quel periodo le persone della missione sono state particolarmente presenti con me e, per grazia di Dio, è stato come se fossi nata di nuovo. Anche il cancro è regredito, ho cominciato a recuperare la mia vitalità. In quei momenti di silenzio ho potuto vedere molte cose della mia vita e fare un cambiamento profondo, poi c’è stata anche un’altra persona che mi è stata tanto vicina, mi ha aperto le porte del suo cuore, si chiama Luis ed è stato un padre per i miei figli e un vero marito; è un uomo semplice che con amore mi ha aiutato a guarire anche le mie ferite e insieme stiamo costruendo una casa. Sono passati due anni e mezzo e con la benedizione di Dio e della Beata Vergine avremo una famiglia viva e con tutto quello che abbiamo imparato dai libri dobbiamo solo continuare a metterli in pratica.

Ringrazio Dio e te Padre Angelo per tutto quello che ci dai con le tue parole e per la forza di vivere che hai. Ti affido al Sacro Cuore di Gesù e al Dolce Cuore di Maria Santissima perché ti custodisca, ti guarisca e ti protegga sempre.

E poiché tutto ciò che ci unisce qui sono vere e proprie benedizioni, non posso congedarmi senza condividere con te ciò che ho vissuto l’anno scorso quando ho potuto finalmente fare una videochiamata con la mia donatrice Silvana, è stato qualcosa di miracoloso che ha toccato la mia anima e che ancora mi fa accapponare la pelle.

L’adozione è quella di mio figlio Samuel, con il quale ho vissuto anche momenti difficili, ma Dio è grande. Il bambino è nato con alcuni problemi, che sono stati individuati quasi un anno più tardi, una sindrome: la “sindrome di ritardo globale”, in precedenza però c’erano state molte diagnosi sbagliate, gli stavano addirittura per fare un trapianto di midollo osseo e solo l’amore di Dio e l’amore che ho saputo dargli come madre hanno permesso a mio figlio di vivere una vita sana e di ritrovarsi normalmente con gli altri bambini.

Silvana soffre della stessa sindrome di mio figlio e quando l’ho vista su quello schermo e l’ho ascoltata, anche se non conoscevo la lingua, mentre Fernanda traduceva per me, ho sentito che mio figlio è una benedizione di Dio, proprio come il gemellaggio che stavamo facendo. È stato qualcosa che mi ha segnato molto. Da quel giorno ho capito che non dovevo tenerlo solo per me, ho capito che dovevo essere una missionaria e ho capito perché è così importante dare testimonianza.

Oggi, grazie a Dio ho contribuito a formare diverse comunità  e, insieme a tutte le altre famiglie di ogni zona della missione,  ne stiamo formando tante altre. Perché tutte le famiglie hanno bisogno di questa cultura.

Mille grazie, padre Angelo.

Dio ti benedica e buon 64° anniversario di sacerdozio.

Anyela – Missione “Sagrada famiglia solidale – Italia Solidale” – Colombia

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